

C’era un detto nella Germania Medioevale: "Stadtluft macht frei" ("L'aria della città rende liberi"). Possiamo dirlo ancora oggi? Una cosa è certa: la maggior parte della popolazione mondiale vive e vivrà ancora per molto tempo in città, o in quello che di essa ne rimane. Se saremo capaci di rivalutare il concetto di profitto e di convincersi profondamente che la nostra sussistenza è stata resa possibile, fino ad oggi, da un’abbondante quantità di risorse, esauribili, allora anche le città torneranno a risplendere e a rappresentare un luogo civile dove vivere con e non contro la natura.
R.Rogers, a buon ragione, afferma di impazzire per la tecnologia, ma non per la tecnologia impazzita. Non possiamo, infatti, semplicemente credere che la tecnologia abbia portato ad un regresso urbano; ma piuttosto possiamo pensare che un suo uso scorretto abbia notevolmente peggiorato le cose.
Quando il frigorifero, di indubbia utilità, entra nella famiglia media, si dà inizio ad uno svincolamento della città dalla sua “ombra”: quelle zone vicine prima riservate alla produzione agricola, possono ora essere convertite in zone industriali.
“Ognuno può avere una Model. T del colore che preferisce purché questo sia il nero” (H. Ford). E’ con questo slogan che il sistema di trasporto privato diventa accessibile a tutti, rivoluzionando il tempo libero della classe media, e dichiarando, inconsciamente, guerra alla città.
Queste e altre rivoluzioni tecnologiche importantissime, quanto pericolosissime, hanno cambiato le ragion d’essere dell’ambiente urbano: la città diventa una grande bolla che può essere collocata ovunque, ma che col tempo esploderà.
La situazione attuale dovrebbe farci chiedere: ci stiamo arricchendo derubando il nostro futuro? Possono le Ecocittà salvarci da un dubbio destino? La loro definizione risale alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, e si sviluppa verso una più attuale definizione che lega ecologia a sostenibilità, intendendo per quest’ultima non soltanto un uso coerente delle risorse energetiche ma anche uno stile di vita qualitativamente superiore, una maggiore educazione urbana e responsabilità. La sostenibilità abbraccia le realtà più disparate: dall’architettura all’economia, dalla politica all’amministrazione.
La pressione del dopoguerra non ha lasciato molto spazio a queste riflessioni. La domanda, sia nell’industria che nell’edilizia, era molto alta, e con essa anche la possibilità di profitto. Se è vero che questo è parte integrante dell’economia, è anche vero che esistono diverse tipologie di guadagno: individuale e collettivo. Se il primo prevarrà sul secondo, città e sostenibilità non si incontreranno mai. Sarà dunque necessaria una rivalutazione del concetto di costo? Probabilmente si, se si pensa che in certi periodi il prezzo del petrolio è stato più basso di quello dell’acqua, viene da chiedersi quale sia il suo prezzo reale. Dobbiamo aggiungere al suo valore nominale, anche le conseguenze che porta il suo uso irresponsabile?
Il sistema delle tassazioni viene tutt’ora concepito come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti, e un sistema relativamente indolore per far quadrare i conti statali. Ma potrebbe essere anche considerato come un educatore, a favore di un più idoneo comportamento di ciascuno di noi nei confronti della natura. Viene spontaneo chiedersi il senso del prezzo di un bene comune come l’acqua: ma la risposta è scontata se si pensa alla sua assenza: la visione tunnel di ognuno di noi, che da un lato ci permette di comprare una camicia senza necessariamente averla chiesta a qualcuno in particolare, dall’altro ha tutta una serie di esternalità come l’inquinamento, il traffico o l’uso sconsiderato di risorse esauribili come l’acqua; dandole un valore monetario, ognuno di noi ne avrà più parsimonia. Ovviamente gli abitanti della Città del Sole di Campanella ne avrebbero avuta grazie al loro senso civico e alla loro educazione, ma è anche vero che
Ecopolis, città futura di riferimento, dovrà utilizzare le energie che per natura la circondano: non possiamo ignorare l’esistenza di energie rinnovabili a costo zero come l’acqua, il vento, il sole o perfino l’energia del nucleo terrestre! E’ anacronistico ricavare energia artificiale quando la maggior parte dell’energia di cui necessitiamo ci può essere data dalla natura stessa: così
Ma è anche vero che Ecopolis dovrà avere una morfologia urbana molto diversa dalle città contemporanee: l’auto permette di coprire in breve tempo grandi distanze senza avere bisogno di molto preavviso per organizzare il viaggio. Ma quando il suo uso diventa compulsivo fino a sentirne il bisogno per piccoli spostamenti, allora l’auto diventa insostenibile: non soltanto inquina, occupa spazio, congestiona il traffico ma modifica lo stile di vita di ognuno di noi. Con l’avvento dell’auto, e un mercato che mira al massimo profitto, i negozi, così come molte altre attività, sono fuggiti dalle città verso quelle zone con minor costo di costruzione e gestione. La città ne rimane impoverita sotto molti aspetti: manca quella vitalità che la rendeva sicura, quei rapporti di vicinato necessari per creare rapporti di fiducia reciproca e la vicinanza di quelle attività di uso quotidiano: così se prima si poteva raggiungere a piedi il mercato rionale nella piazza vicino casa, adesso è necessario spostarsi al di fuori della città stessa; le strade si riempiono di auto, “fortezze private” (cfr. R.Rogers), si congestionano, l’aria diventa irrespirabile, le finestre si chiudono e si accendono i climatizzatori: nella auto, nelle case, nei negozi.
Ecopolis dovrà avere un’amministrazione che rifletta con un sistema olistico, lungimirante e non corrotto. La città dovrà assumere una conformazione tale da permettere la riduzione dell’uso del mezzo privato offrendo come valida alternativa un elegante e conveniente sistema di trasporti pubblici che colleghi le vite private di ognuno dei sui abitanti con quei servizi di cui necessita quotidianamente, facendoli rimanere a portata di mano. Dovrà utilizzare fonti di energie rinnovabili, ridurre gli sprechi e utilizzare materiali ecocompatibili. In questo modo, il sistema urbano sopravviverà.