Less is more or Less is a bore?

postato da Nok alle ore 23:20
venerdì, 05 giugno 2009

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postato da Nok alle ore 16:17
domenica, 31 maggio 2009

G.

QUESTO BLOG NON HA PIù RAGIONE DI ESISTERE. VEDREMO DI FARLO RIFIORIRE A OTTOBRE.

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postato da Nok alle ore 15:09
venerdì, 01 maggio 2009

Mi felicita che ogni tanti passi di qua.

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postato da Nok alle ore 14:26
venerdì, 03 aprile 2009

E la prima settimana è passata...


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postato da Nok alle ore 19:18
venerdì, 27 marzo 2009

"ALLORA, L'ATTENDO MARTEDì POMERIGGIO, E SI COMINCIA"

...E SI COMINCIA...

GRAZIE KARMA, TI SONO DEBITORE.

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postato da Nok alle ore 00:07
martedì, 17 marzo 2009

Nok scrive: but...your room mates will be at home tomorrow?

nodontisdead scrive: sure

nodontisdead scrive: i am sure they will all be in and out

nodontisdead scrive:
they've heard so much about you


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postato da Nok alle ore 13:26
giovedì, 12 marzo 2009

nodontisdead scrive: i dreamt that i saw you on a street

nodontisdead scrive: and i did not recognize you because you were wearing your glasses

nodontisdead scrive: but then i turned around, and you did not see me

nodontisdead scrive: and i kicked you in the butt

nodontisdead scrive: and then you turned around and we kissed


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postato da Nok alle ore 08:13
venerdì, 06 marzo 2009

WickedSunshine_UncleSam_Blank_800x1000

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postato da Nok alle ore 10:36
giovedì, 19 febbraio 2009

"un giorno, a scuola, mi spiegarono la differenza fra educazione e tatto. Vede, Antoine: se un ospite apre la porta del bagno e vi trova una signora, ci si aspetta che reagisca in due modi: che chiuda la porta delicatamente e dica "mi scusi signora", questa è educazione; oppure che chiuda la porta e dica "mi scusi signore", questo è tatto."

Era tutto così elegante.

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postato da Nok alle ore 14:36
martedì, 17 febbraio 2009

TAVOLA 1 PROIEZIONI ORTOGONALI E OMBRE 17 febbraio-Model
Perchè, alla fine, chi non ha mai portato al catasto una pianta su un piano alfa ruotato di 30°rispetto al piano orizzontale?




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postato da Nok alle ore 10:31
venerdì, 06 febbraio 2009


And you singing the song thinking this is the life
And you wake up in the morning and your head feels twice the size
where you gonna go, where you gonna go, where you gonna sleep tonight?
 
And you singing the song thinking this is the life
And you wake up in the morning and your head feels twice the size
Where you gonna go, where you gonna go, where you gonna sleep tonight?
Where you gonna sleep tonight...

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postato da Nok alle ore 22:24
lunedì, 26 gennaio 2009

L'architettura sarà sostenibile quando rientrerà nei cicli naturali.

pressappoco
R.Rogers

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postato da Nok alle ore 10:36
mercoledì, 21 gennaio 2009

Inghilterra
SEE YOU SOON !

XOXO T.

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postato da Nok alle ore 01:03
mercoledì, 14 gennaio 2009

C’era un detto nella Germania Medioevale: "Stadtluft macht frei" ("L'aria della città rende liberi"). Possiamo dirlo ancora oggi? Una cosa è certa: la maggior parte della popolazione mondiale vive e vivrà ancora per molto tempo in città, o in quello che di essa ne rimane. Se saremo capaci di rivalutare il concetto di profitto e di convincersi profondamente che la nostra sussistenza è stata resa possibile, fino ad oggi, da un’abbondante quantità di risorse, esauribili, allora anche le città torneranno a risplendere e a rappresentare un luogo civile dove vivere con e non contro la natura.

 

R.Rogers, a buon ragione, afferma di impazzire per la tecnologia, ma non per la tecnologia impazzita. Non possiamo, infatti, semplicemente credere che la tecnologia abbia portato ad un regresso urbano; ma piuttosto possiamo pensare che un suo uso scorretto abbia notevolmente peggiorato le cose.

Quando il frigorifero, di indubbia utilità, entra nella famiglia media, si dà inizio ad uno svincolamento della città dalla sua “ombra”: quelle zone vicine prima riservate alla produzione agricola, possono ora essere convertite in zone industriali.

Ognuno può avere una Model. T del colore che preferisce purché questo sia il nero (H. Ford). E’ con questo slogan che il sistema di trasporto privato diventa accessibile a tutti, rivoluzionando il tempo libero della classe media, e dichiarando, inconsciamente, guerra alla città.

Queste e altre rivoluzioni tecnologiche importantissime, quanto pericolosissime, hanno cambiato le ragion d’essere dell’ambiente urbano: la città diventa una grande bolla che può essere collocata ovunque, ma che col tempo esploderà.

 

La situazione attuale dovrebbe farci chiedere: ci stiamo arricchendo derubando il nostro futuro? Possono le Ecocittà salvarci da un dubbio destino? La loro definizione risale alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, e si sviluppa verso una più attuale definizione che lega ecologia a sostenibilità, intendendo per quest’ultima non soltanto un uso coerente delle risorse energetiche ma anche uno stile di vita qualitativamente superiore, una maggiore educazione urbana e responsabilità. La sostenibilità abbraccia le realtà più disparate: dall’architettura all’economia, dalla politica all’amministrazione.

 

La pressione del dopoguerra non ha lasciato molto spazio a queste riflessioni. La domanda, sia nell’industria che nell’edilizia, era molto alta, e con essa anche la possibilità di profitto. Se è vero che questo è parte integrante dell’economia, è anche vero che esistono diverse tipologie di guadagno: individuale e collettivo. Se il primo prevarrà sul secondo, città e sostenibilità non si incontreranno mai. Sarà dunque necessaria una rivalutazione del concetto di costo? Probabilmente si, se si pensa che in certi periodi il prezzo del petrolio è stato più basso di quello dell’acqua, viene da chiedersi quale sia il suo prezzo reale. Dobbiamo aggiungere al suo valore nominale, anche le conseguenze che porta il suo uso irresponsabile?

 

Il sistema delle tassazioni viene tutt’ora concepito come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti, e un sistema relativamente indolore per far quadrare i conti statali. Ma potrebbe essere anche considerato come un educatore, a favore di un più idoneo comportamento di ciascuno di noi nei confronti della natura. Viene spontaneo chiedersi il senso del prezzo di un bene comune come l’acqua: ma la risposta è scontata se si pensa alla sua assenza: la visione tunnel di ognuno di noi, che da un lato ci permette di comprare una camicia senza necessariamente averla chiesta a qualcuno in particolare, dall’altro ha tutta una serie di esternalità come l’inquinamento, il traffico o l’uso sconsiderato di risorse esauribili come l’acqua; dandole un valore monetario, ognuno di noi ne avrà più parsimonia. Ovviamente gli abitanti della Città del Sole di Campanella ne avrebbero avuta grazie al loro senso civico e alla loro educazione, ma è anche vero che la Città del Sole e i suoi cittadini non esistono. Forse esisteranno? Tassare un automobile molto inquinante, un progetto che riduce la qualità urbana, l’uso di materiali inquinanti o non sostenibili, potrebbe essere l’inizio di una minore speculazione edilizia: una regolamentazione che faccia tornare il senno ai palazzinari che negli anni ‘60/’70 hanno devastato le periferie italiane ed europee. Se è vero che i sistemi per diminuire le emissioni inquinanti di un industria aumentano i costi di produzione e quindi diminuiscono il profitto, è anche vero che i costi per la collettività derivanti da industrie molto inquinanti sono assai più elevati della perdita del profitto individuale.

 

Ecopolis, città futura di riferimento, dovrà utilizzare le energie che per natura la circondano: non possiamo ignorare l’esistenza di energie rinnovabili a costo zero come l’acqua, il vento, il sole o perfino l’energia del nucleo terrestre! E’ anacronistico ricavare energia artificiale quando la maggior parte dell’energia di cui necessitiamo ci può essere data dalla natura stessa: così la Florida utilizzerà le correnti oceaniche, la Spagna il sole e l’Olanda il vento. Quello che non ci permette di farlo, sono i sistemi economici che fanno muovere le nostre vite verso il massimo profitto individuale: se adesso il prezzo di un pannello fotovoltaico è inaccessibile al pubblico impiego, è perché non è capace di entrare nel mercato. Abbiamo i motori ad idrogeno, ma non abbiamo un sistema che ci permetta di utilizzarli, e pensandoci bene, forse non abbiamo neanche l’idrogeno! Abbiamo normative circa i materiali da usare per coibentare un muro, ma le usiamo solo nelle zone dove effettueremo i carotaggi. Abbiamo piani regolatori, ma abbiamo anche le “eccezioni”.

 

Ma è anche vero che Ecopolis dovrà avere una morfologia urbana molto diversa dalle città contemporanee: l’auto permette di coprire in breve tempo grandi distanze senza avere bisogno di molto preavviso per organizzare il viaggio. Ma quando il suo uso diventa compulsivo fino a sentirne il bisogno per piccoli spostamenti, allora l’auto diventa insostenibile: non soltanto inquina, occupa spazio, congestiona il traffico ma modifica lo stile di vita di ognuno di noi. Con l’avvento dell’auto, e un mercato che mira al massimo profitto, i negozi, così come molte altre attività, sono fuggiti dalle città verso quelle zone con minor costo di costruzione e gestione. La città ne rimane impoverita sotto molti aspetti: manca quella vitalità che la rendeva sicura, quei rapporti di vicinato necessari per creare rapporti di fiducia reciproca e la vicinanza di quelle attività di uso quotidiano: così se prima si poteva raggiungere a piedi il mercato rionale nella piazza vicino casa, adesso è necessario spostarsi al di fuori della città stessa; le strade si riempiono di auto, “fortezze private” (cfr. R.Rogers), si congestionano, l’aria diventa irrespirabile, le finestre si chiudono e si accendono i climatizzatori: nella auto, nelle case, nei negozi.

 

Ecopolis dovrà avere un’amministrazione che rifletta con un sistema olistico, lungimirante e non corrotto. La città dovrà assumere una conformazione tale da permettere la riduzione dell’uso del mezzo privato offrendo come valida alternativa un elegante e conveniente sistema di trasporti pubblici che colleghi le vite private di ognuno dei sui abitanti con quei servizi di cui necessita quotidianamente, facendoli rimanere a portata di mano. Dovrà utilizzare fonti di energie rinnovabili, ridurre gli sprechi e utilizzare materiali ecocompatibili. In questo modo, il sistema urbano sopravviverà.


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categoria : sostenibilità

postato da Nok alle ore 22:12
martedì, 06 gennaio 2009

Frase celebre:

Pippo: "tommy, sveglia! E' finito tutto!"

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